Programma

Proposta politica-organizzativa per l’autoconvocazione dei Comitati territoriali di Liberiamo l’Italia


Dopo il successo di partecipazione alla manifestazione del 12 ottobre, sia per il numero, sia per la consapevolezza espressa da coloro che erano presenti in piazza, abbiamo una grande responsabilità: la definizione di un percorso organizzativo serio, certo, inclusivo, ma soprattutto democratico.

Questa proposta non ha alcuna pretesa normativa, né tantomeno esaustiva, intende invece tracciare un percorso di massima, che sia però significativo, ed alcuni punti essenziali che, a nostro avviso, possono condurre alla piena riuscita del movimento “Liberiamo l’Italia”.
Lasciamo ad altri tali pretese, finalizzate alla costruzione di recinti per meglio tenere sotto controllo e manipolare i processi decisionali.


Ogni passaggio è suggerito dalla necessità di rendere il percorso limpido e trasparente, senza alcun tipo di ombra che ne possa offuscare l’intento patriottico di liberazione.

Questa proposta politico-organizzativa parte da una premessa ineludibile: non ci può essere nessuna difesa della Costituzione senza la proiezione di elementi di democrazia ispirati alla Costituzione stessa, in particolare al suo art. 21, nella costruzione della struttura e nelle dinamiche interne all’organizzazione del movimento. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Innanzitutto, è necessario ribadire con chiarezza, fermezza e senza ambiguità che il nostro unico simbolo è il tricolore, così come previsto dall’art. 12 della Costituzione: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.”

Ogni altra bandiera è, quindi, estranea alle finalità di “Liberiamo l’Italia”.
Coerentemente con quanto ci apprestiamo a difendere e rivendicare, è vitale garantire la rappresentanza certa ad istanze anche diverse, specchio e ricchezza della nostra Patria, all’interno di Liberiamo l’Italia che devono tenere in conto, come base irrinunciabile e immodificabile, solo i cinque punti fondativi del nostro appello:


– Usciamo dalla gabbia della UE!
– Riprendiamoci la sovranità monetaria!
– Riconquistiamo la democrazia!
– Applichiamo la Costituzione del 1948!
– Lavoro e dignità per tutti!

L’Italexit è il nostro primo obiettivo, non è un caso che si trovi in testa ai cinque punti.

Non vi può essere nessuna riformulazione e approfondimento del primo punto che non ribadisca chiaramente l’uscita dell’Italia dall’Unione europea e dall’euro.

Ogni tentativo di cancellazione, stravolgimento, annacquamento e modifica sostanziale, anche di uno solo dei cinque punti, porrà, chi lo persegue, automaticamente fuori da “Liberiamo l’Italia”.

Tener fede al nostro percorso di carattere coerentemente democratico, vuol dire adoperarsi affinché tutte le decisioni e le soluzioni non siano preconfezionate, ma nascano dal basso per andare verso l’alto.


Al fine di raggiungere tale obiettivo, è necessario il rilancio dei comitati territoriali come spina dorsale di tutto il movimento.


1) I comitati debbono sorgere spontaneamente ed essere strutturati a livello cittadino, oppure, laddove ciò non sia possibile, a livello provinciale o regionale.

2) Ogni comitato elegge i delegati per il coordinamento nazionale, che resta in carica due
anni.


3) Per la composizione del Coordinamento nazionale, vanno fissate regole certe per garantire la rappresentatività di tutti i comitati. Questa va individuata in base al numero delle adesioni, adesioni che vanno sempre rese pubbliche, definendo però anche il numero minimo di aderenti, tenendo inoltre conto del diritto di ogni singolo territorio ad essere rappresentato.


4) I criteri di rappresentanza potranno essere rivisti con il mutare del peso quantitativo del movimento.


5) Possono aderire al nostro movimento tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni e che si riconoscono pienamente nel nostro appello di convocazione della manifestazione del 12 ottobre.


6) Si può inoltrare l’adesione solo ed esclusivamente al comitato territoriale di appartenenza, il quale potrà verificarne la legittimità, senza apporre alcuna preventiva censura.


7) Possono aderire anche iscritti a partiti o ad altri movimenti.
I processi decisionali devono, quindi, formarsi partendo dalle istanze che vengono dal basso, attraverso documenti, appelli, comunicati, che saranno poi discussi e rielaborati all’interno del Coordinamento nazionale dei delegati.


8) Ogni elaborazione che viene dall’alto, deve essere discussa all’interno dei comitati territoriali, permettendo, nel rispetto della decisione centrale, forme di elaborazione autonome.


9) È garantito e tutelato il diritto al dissenso, a qualsiasi livello, anche organizzato, nei limiti e nelle forme di tutela dell’organizzazione tutta, che non siano lesive del movimento stesso, e ad eccezione dei cinque punti fondamentali e indiscutibili. Perché il dissenso è il sale della democrazia. Dissenso che in nessun modo va ostacolato, pena la degenerazione e il fallimento del nostro movimento.

A fronte di ciò ogni decisione deve essere messa democraticamente ai voti, e vanno rifiutate approvazioni per acclamazione volte ad aggirare questo passaggio. I concetti di acclamazione ed unanimismo ad ogni costo richiamano visioni totalitarie che nulla hanno a che fare con la democrazia.

In questo senso è bene ricordare che l’attuale Coordinamento nazionale è da considerare di fatto dimissionario e sarà rinnovato con l’elezione di nuovi delegati nei territori. Il Coordinamento nazionale ha terminato da tempo il suo compito con lo svolgimento della manifestazione del 12 ottobre. E’, quindi, privo di qualsiasi potere. Non deve pertanto ostacolare in alcun modo il percorso decisionale dal basso, così come delineato in questo documento.

Va sempre tenuto presente il carattere innovativo del movimento, trasversale alle concezioni tradizionali di destra e sinistra, che hanno dimostrato oramai di essere superate dal corso della Storia. E’ quindi opportuno mettere definitivamente da parte vecchie impostazioni ed
incrostazioni ideologiche novecentesche, che sono divisive, che ostacolano la partecipazione, con l’esclusione di intere aree di cittadini, e che rischiano di diventare distruttive per il movimento stesso, condannandolo, nel migliore dei casi, all’irrilevanza: l’ennesimo partitino identitario.

Un “gruppo di elaborazione teorica”, se strutturato con cariche di responsabilità ben definite, può avere un ruolo solo se affiancherà, in maniera del tutto indipendente ed autonoma, il movimento di “Liberiamo l’Italia”. L’elaborazione e la formazione poltico-culturale deve essere accessibile a tutti, senza esclusioni dovute a pretese patenti da intellettuali.

Sono, però, vietate forme di sovrapposizione ed ogni tipo di doppia carica: chi fa parte del “laboratorio di idee”, con posizioni di responsabilità, non può avere ruoli dirigenziali nel movimento. Nessun governo degli aristoi, nessun governo dei tecnici, e, tanto meno, nessun governo ombra. Formule che richiamano vecchi fallimenti o tentativi antidemocratici.

Non basta sostituire i “cattivi” con pretesi “buoni”, perché i “buoni” di oggi potrebbero trasformarsi nei “cattivi” di domani. Bisogna agire sulla struttura fin dalle fondamenta distruggendo e rovesciando ogni dinamica di dominio dell’uomo sull’uomo, anche quelle meno visibili e mistificanti: per far questo è necessario cominciare dal nostro interno, in un percorso collettivo unitario,che sia democratico e partecipato.


I firmatari di questa proposta chiamano, dunque, tutti quelli che hanno aderito all’appello per il 12 ottobre e quanti vorranno aderire ancora a “Liberare l’Italia”, all’autoconvocazione dei Comitati territoriali per far partire,da subito e dal basso, il processo organizzativo del movimento.



I FIRMATARI:

Alessio Benedetti
Anselmo Cioffi
Claudio Palumbo
Giorgio Antonangeli
Giuseppe Pezzano
Lorenzo Cioffi
Luca Massimo Climati
Marcello Ricci
Riccardo Pelliccioni
Shanti Di Lieto Uchiyama

Tina Morelli (Cerveteri)
Augusto Terenzi (S. Angelo Romano)
Claudio Trementini (Roma)
Alberto Paletti ( Cerveteri)
Rutilia Cutarelli ( Cerveteri )
Edoardo Di Fulio (Roma)
Claudio Cirinei (Roma)
Antonella Izzo (Roma)
Cristina Giugni (Zagarolo)
Silvia Bottero (Savona)
Andrea Cutarelli (Cerveteri)
Massimo Pontoni (Cerveteri)
Jose Godoy Romero (Roma)
Freddy Romero Gutierrez (Roma)
Sandro Pescopagano (Mestre)
Pio De Angelis (Cerveteri)
Palmieri Veronica (Roma)
Tomassini Anna Maria (Roma)
Renato Palmieri (Roma)
Stefano Roncella (Santa Marinella)
Maria Stella Reitano (Roma)
Nicola Trosino (Roma)
Valentino Paletti (Cerveteri)
Nunzio Palumbo (Roma)
Davide Ruggeri (Catania)
Fabio Onori (Roma)
Giacinto Catarci (Anguillara)
Daniela Boeretto (Ciampino)
Daniela La Floresta (Castrolibero CS)
Stefano Martorano (Roma)
Renato Colucci (Rieti)
Paolo Formichetti (Roma)
Roberto Scorzoni (Roma)
Silvio Palozzi (Roma)
Anna Rita Grimaldi (Terracina)
Leonardo Marchetti (Riano)
Antonella Gizzi (Ciampino)
Giovanna Cavallini (Roma)
Fabio Casaroli (Roma)
Stefano Zoccolan (Portogruaro Ve)
Tommaso Vetton (Portogruaro VE)
Salvatrice Colajanni (Latisana Ud)
Laura Mattarucco (Treviso)
Nemes Nicusor (Udine)
Moreno Novello (Venezia)
Nenè Ferro (Venezia)
Paolo Vidoni (Udine)
Antonietta Carella (Roma)
Humbla Lulzim (Pordenone)
Riccardo Giuseppe Di Martiis (Venezia)
Lucia Barba (Amatrice)
Flavio D’Agate (Roma)
Marco Mai (Cerveteri)
Irene Giacché (La Spezia)

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