GLI AVVOLTOI HANNO FAME

GLI AVVOLTOI HANNO FAME

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Di Luca Massimo Climati

Volteggiano famelici.

Hanno diversi appetiti sui nostri residui asset strategici e non solo.

Ogni nostro tesoro, scalo portuale o aeroporto …ma anche i nostri risparmi…

 E’ in gioco il nostro futuro e la vera nostra libertà, aldilà dello stato di eccezione causato dal relativo coprifuoco sanitario. Sono in bilico le conquiste di cento anni del Movimento dei Lavoratori ed i diritti sociali già di fatto aggrediti in tanti anni di controriforme liberiste.

 Prova epocale ne è stata la sofferenza del nostro sistema sanitario dismesso; le lacrime da coccodrillo non bastano.

 I patrioti debbono fare la loro parte “tirando la fune uniti” della difesa delle piccole imprese, ceti medi e salari, rilanciando la massima occupazione  e della domanda interna. La spina dorsale d’Italia va messa al sicuro, costi quel che costi.

Da giorni viviamo in una perfetta incertezza che riguarda la resurrezione del famigerato MES  in barba al grande disordine sotto il cielo riguardo il destino della UE; come una ostinazione a porre la chioma turrita sul ceppo, per il colpo di mannaia finale.

In realtà il fondo salva-stati o meglio dire fine degli stati nella sostanza, obbliga di fatto al sigillo di un memorandum che obbligherebbe draconianamente in un momento gravissimo come questo, al rispetto di condizioni del rientro dal debito da fare intimidire navigati e violenti strozzini. Perché allora sussiste un accanimento terapeutico da parte soprattutto di Gualtieri e Gentiloni, nella compagine governativa, a volere per forza evocare il MES  per cascare nella tagliola?

Questo governo ha veramente a cuore il destino dell’Italia ? Persegue il suo interesse generale? Quanti sarebbero pronti ad approfittare, come hanno fatto diversi speculatori dopo le non casuali parole della Lagarde alla BCE, di una “grecizzazione“ dell’Italia? Come mai il governo Conte vacilla ad erogare il necessario “cash” a differenza di altri paesi, rassicurando anche molti settori sociali e produttivi, praticamente sott’acqua? Esiste una spaccatura del vecchio fronte “euroinomane”?

Cerchiamo di comprendere qualcosa in modo costruttivo.

Dopo le dichiarazioni della Lagarde che ripetiamo non siano avventate ma indirizzate e scelte con una netta finalità, perlomeno “imbeccate”, è avvenuta una profonda reazione a tutti i livelli, popolare, confindustriale, parlamentare …probabilmente governativo.

Poi seguono le forti dichiarazioni prima di Boccia, presidente Confindustria, sul danno quantificabile nell’ordine di oltre 100 miliardi al mese solo per quello che concerne il loro giro. Ma ancora più incisive le dichiarazioni di Draghi al Financial Times

Il “Dragone nero” in persona, dopo il richiamo alla economia di Guerra di Boccia -Confindustria, il rinforzo di Luca Cordero di Montezemolo sempre via tv, asserisce che senza immissione di denaro vero fruibile e messa insicurezza degli asset strategici, senza curarsi del debito, non se ne uscirebbe fuori e che non vi sia tempo da attendere.

Un altro aspetto da analizzare: parrebbe un segnale di fiducia alla guida attuale governativa ed una benedizione a Conte stesso.

Il nostro atteggiamento deve essere la consegna di una granitica prudenza ed una indipendenza di azione nel continuare a tirare la fune sulla necessità di abbandonare una UE oramai seppellita, nonostante i proclami della Von Der Leyen o la clausola sul pareggio in bilancio annunciata alla sua attivazione.

La clausola non è sufficiente: comunque richiamerebbe un domani non lontano al rispetto dei paletti del debito: unica soluzione è la soppressione dell’art.81 e su questo bisognerebbe batterci.

I provvedimenti del governo Conte marzo-aprile sono ancora cosmetici ed insufficienti da tutti i punti di vista, sia industriale che sociale.

Questo preluderebbe allo scatenarsi di appetiti molteplici, sia multinazionali che geo-politici assai intricati…che come avvoltoi volteggianti sulle nostre teste…attendono magari il momento opportuno per comprare una economia assai più florida e duttile della povera Grecia.

Per certi versi assomigliamo molto di più ad una neo-colonia e come i popoli d’Africa sono ambite le nostre risorse, non in materie prime ma nella loro poliedricità. 

Comunque vada nel campo nemico, compresa la plausibile ipotesi di far pagare come sempre la crisi alle classi medie e lavoratrici …salvando la parte “dirigente”, al netto delle sue storiche responsabilità, NOI PATRIOTI SIAMO CHIAMATI A FARE LA NOSTRA PARTE

# Tirando la fune della Italexit strategica per il rilancio della domanda interna-per la massima occupazione- ed un new deal poderoso, allontanando per sempre lo spettro del MES ed altre forme di autolesionismo trentennale.

Luca  Massimo Climati                              26/3/2020

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