Davide contro Golia

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di Comitato Popolare Patriottico del NO al Referendum sul taglio dei parlamentari

Il 29 marzo saremo chiamati alle urne per decidere sul taglio dei parlamentari tramite referendum confermativo, riforma che fu votata da quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
Basterà vedere che tipo di fuoco di sbarramento organizzeranno le élite, le segreterie di partito e i loro mezzi di comunicazione, per capire cosa è effettivamente in gioco.
Molte persone in buona fede, in questi anni, sono state vittime di un grande abbaglio, credendo che questa tendenza lunga alla compressione della rappresentatività delle istituzioni – tendenza mai esplicitata ma sostanziale – potesse servire come arma contro la “kasta”, non rendendosi conto minimamente che questo era l’obiettivo dei nemici della democrazia e degli adoratori del vincolo esterno.

Non esiste nessuna correlazione razionale tra la diminuzione della corruzione e la diminuzione dei parlamentari. La corruzione è fenomeno complesso, mondiale e millenario che attiene soprattutto alla sfera dell’etica, non della politica. Pensare di poterla contenere tramite riforme costituzionali restrittive è un assurdo logico, oltreché un abominio giuridico.

Inoltre, nessun risparmio sensibile verrebbe da questa riforma: un taglio infinitesimale dello 0,005 % del debito pubblico (82 milioni l’anno) mentre c’è chi favoleggia di risparmi miliardari. Personaggi che immancabilmente tacciono e approvano chiudendo entrambi gli occhi versamenti di miliardi a fondo perduto cui ad esempio siamo obbligati dall’adesione ai trattati europei, primo tra tutti quella sorta di pizzo chiamato MES!

Più ingente di tali risibili tagli e ben più pericoloso sarebbe invece il conseguente taglio alla democrazia e alla rappresentanza: Intere aree geografiche si ritroverebbero senza punti di riferimento istituzionali.

Questa ennesima tentata controriforma segue quelle
-berlusconiana, in senso presidenziale e autoritario, fortunatamente mai realizzata;
-dalemiana, presidenzialista e federalista (per strappare a Berlusconi la fu Lega Nord), anch’essa arenata nella parte sulla forma di stato;
-dalemiana, realizzata al titolo V che, scritta coi piedi, ha per decenni quasi bloccato la Corte Costituzionale e reso immensamente più complicato e conflittuale il rapporto tra lo Stato e gli enti locali;
-berlusconiana bis (nel 2006) sempre con intento federale e presidenziale, approvata da un parlamento succube ma bocciata dal Popolo al referendum;
-renziana, vera controriforma monstre, anche più democraticida delle precedenti, respinta dal Popolo da soli 3 anni!

Insistiti tentativi che hanno in comune la stessa bullistica pervicacia nei modi di discussione e approvazione a detrimento della centralità e sovranità del Parlamento e la medesima fonte perversa d’ispirazione piduista oligarchica.

L’unico vero beneficio lo avrebbero i capi politici, le segreterie dei partiti e i cosiddetti “direttòri”, strutture oligarchiche che mirano a controllare meglio i ‘propri’ eletti, contro la lettera e lo spirito della Costituzione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.»

Quella contro la ‘kasta’ è una narrazione molto simile a quella sull’autorazzismo: un abbaglio di finto anticonformismo che è stato confezionato ad arte per il popolo, come sfogatoio, distrazione e stimolo al conflitto sezionale.
Basterebbe leggere il dibattito, fecondo e di altissimo livello, che si tenne tra i padri costituenti per capire le connessioni fondamentali tra i vari pilastri su cui si regge la nostra democrazia. Gli stessi che avevano, tra l’altro, ribadito più volte chiaramente che la Costituzione poteva essere modificata, ma con provvedimenti atti ad allargare la partecipazione democratica e non a comprimerla.

Sarà uno scontro impari. Di Davide contro Golia. Noi stiamo dalla parte di Davide. Dalla parte del popolo.

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